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“Salva con nome”: recensione dalla newsletter OLI

Sia benedetto il copia/incolla: vi giro la bella recensione di Paola Pierantoni dell’incontro per la presentazione del mio libro. L’ho rubato alla news-letter OLI (Osservatorio Ligure sull’Informazione) n. 161. Non posso mettere il link perchè si viene indirizzati a un modulo di abbonamento. Però OLI ha anche un sito: http://www.olinews.it/mt/index.html dove poi vengono archiviati i numeri della newsletter. E ci si può iscrivere da lì.

“GLI ARCHIVIDELLE DONNE
Venerdì 26 Ottobre, presso il Circolo Culturale Zenzero (Via G. Torti 35, Genova), è stato presentato il libro “Salva con nome” realizzato da Paola De Ferrari, genovese, archivista libera professionista. Si tratta dell’inventario dell’archivio che raccoglie l’attività svolta tra il 1974 e il 1999 da Alessandra Mecozzi, attualmente responsabile dell’Ufficio internazionale della Fiom nazionale.
Le donne presenti avevano tutte vissuto gli stessi anni politici della sindacalista metalmeccanica e nel pomeriggio di venerdì li hanno ripercorsi attraverso i frammenti di una biografia che ha attraversato il femminismo, l’attività contrattuale nella FIOM, il pacifismo e le politiche internazionali del sindacato, e attraverso i documenti, le fotografie, gli slogan del movimento delle donne a Genova, che le donne della Associazione “Archinaute” hanno proposto come “sfondo” della biografia della Mecozzi.
Tutto l’incontro è stato accompagnato dalla riflessione sulla conservazione e trasmissione della memoria. Le donne degli anni ’70, le donne del femminismo, stanno costruendo archivi. Raccolgono le carte, i documenti, le fotografie che si sono accumulate nei loro luoghi di lavoro, e soprattutto nelle loro case. Li ordinano a volte con competenza professionale, altre in modo più artigianale. Li salvano dalla certa dispersione e oblio che avrebbero incontrato se fossero rimasti nelle sedi del sindacato. Cercano luoghi sicuri e insieme accessibili.
Lavorare agli archivi, viene detto, vuole dire riflettere sul futuro, sperare. Vuole dire compiere, al buio, piccoli passi verso altre persone, altre donne, che non si conoscono e che probabilmente non si incontreranno mai, che spesso non si riescono nemmeno a immaginare.
Attraverso gli interventi viene rievocata la fatica emotiva di rimettere le mani nelle carte che descrivono una storia breve e intensissima, poco più di un decennio, che ha impresso una straordinaria accelerazione alla trasformazione della condizione delle donne, e alle vite personali di chi ha vissuto quegli anni, e che ora si chiede, senza potersi dare risposte, come possa rinascere la coscienza di sé collettiva che le donne allora avevano elaborato. Le donne, intanto, sono diventate le donne di tutto il mondo: sullo schermo scorrono le immagini della conferenza di Pechino, i linguaggi, le urgenze, si sono moltiplicati e suggeriscono insieme una immensa potenzialità e una difficoltà quasi invincibile.
Incerte su cosa sperare, su cosa aspettarsi, le donne che hanno vissuto quel periodo tuttavia sentono e sanno che la lunga stagione di conflitto condotto all’interno delle loro molte famiglie (quella di origine, quella di coppia, quella sindacale, quella politica) ha dato loro una grande autonomia di pensiero e le ha rese capaci di sostenere la solitudine.
Riferimenti sugli archivi delle donne a Genova:
Associazione Archinaute – donne tra memoria e futuro (Ge – P.zza Scuole Pie 7) (archinaute@libero.it)
L’archivio del coordinamento donne FLM presso il Centro Ligure di Storia Sociale
www.centroliguredistoriasociale.it/donneflm.html
Archivio storico dell’U.D.I. Unione donne italiane – Via Cairoli 14/7 16124 Genova
(p.p.)”

Grazie a Paola Pierantoni. Di meglio non si sarebbe potuto scrivere!

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“I giorni e i lavori”, un prezioso quaderno di lavoro

i giorni e i lavori Ho ricevuto da Simonetta De Fazi, una delle autrici, un “quaderno di lavoro”, intitolato “I giorni e i lavori. Racconto della ricerca itinerante sul lavoro, tra nuova materialità, regole e misure, opere e attività”. Il libro è frutto di un percorso di riflessione comune di due realtà di donne, Studio Guglielma e Matri_x . Nel 2004 il primo appuntamento per “ragionare e confrontarsi sul lavoro che cambia e sulle parole per raccontarlo”. Per coinvolgere altri soggetti e altri saperi, per “scorticare” la parola “lavoro”, per “riportarla a frammenti di vissuto da interrogare, senza cedere alla tentazione di dare vita a una nuova narrazione totalizzante”, sono stati attivati tre momenti seminariali, a Verona nel marzo 2006 (Il materiale e l’immateriale), a Messina nel luglio (Opera e produzione), a Roma in settembre (regole e libertà).

I testi hanno la forma di “appunti di lavoro”, talvolta con riflessi autobiografici, talaltra più di sintesi di tematiche generali (il tempo e il lavoro, la relazione materialità/immaterialità…) e spesso arrivano veramente a toccare il nocciolo di questioni complesse, assolutamente attuali.
Cito da pag. 11: “Molti interventi hanno individuato nella dislocazione verso il futuro una tendenza pericolosa del “nostro tempo”: dalle osservazioni sulla modalità di lavoro “per progetti”, al sentimento di vedersi sottrarre da sotto le mani la materialità del presente /”i progetti al posto del pane”) ; alla necessità di avere al presente l’interezza della propria opera e il processo attraverso il quale si realizza (…) Una scansione del tempo presente fortemente finalizzata, dislocata al futuro arriva a produrre uno svuotamento, nella migliore delle ipotesi una dislocazione di senso…il “progetto” diventa così formalmente determinante e sostanzialmente irrilevante.” Questa riflessione mette in causa contemporaneamente una esperienza estremamente diffusa nel lavoro delle donne, e insieme un livello di riflessione sul piano dell’immaginario sociale, dell’idea di “futuro” e delle esperienze che la plasmano, e che a loro volta ne sono influenzate.

Da pag. 12: “Strategie di fuoriuscita: “coltivare l’intero”, l’opera, il processo, l’in-concluso (inteso come prassi e percorso creativo), non stare alla parcellizzazione; creare invenzioni non per fare più cose contemporaneamente, ma per fare più cose insieme…” ben detto, ben scritto, cara Simonetta e care le altre!