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Da Linguaggiodonna al web semantico. Racconto di un’esperienza

Intervento a due teste e quattro mani, in relazione alle competenze specifiche.
Sulla fine degli anni Settanta nasce, nei Centri di documentazione , biblioteche, librerie e archivi delle donne, che cominciavano a sorgere come esito del femminismo, la necessità di un’attività di documentazione in propettiva di genere.
La crescita qualitativa e quantitativa di investimento culturale da parte delle donne, che si concretizza
A da un lato nell’ aumento della produzione scritta delle/sulle donne,
B dall’altro nella rilettura di testi del passato a firma femminile,
comporta nuovi bisogni informativi, dettati dalla necessità di far emergere i contenuti di una produzione, sovente eccentrica rispetto alle partizioni disciplinari ufficiali, evitando l’invisibilità determinata dai metodi di classificazione in uso; che a causa dell’androcentrismo della nostra lingua-pensiero, occultavano sia la presenza che l’assenza delle donne reali dai processi culturali, economici, politici e sociali.
Si mette sotto critica l’ inadeguatezza dei due sistemi più usati allora: il Decimale Dewey e il Soggettario Nazionale, verificata in momenti di incontro e coordinamento dei dieci Centri e biblioteche che daranno di lì a poco vita alla Rete Lilitha, conducono alla sperimentazione di nuovi linguaggi di indicizzazione che ha trovato un primo momento di confronto nel Convegno internazionale del 1988 Perleparole. Le iniziative a favore dell’informazione e della documentazione delle donne europee, organizzato per il Centro studi…. da Beatrice Perucci e da me, finanziato dalla Commissione delle Comunità europee, a cui hanno partecipato Centri delle donne, Archivi e biblioteche europee e italiane.
A portare avanti in Italia la ricerca e sperimentazione su nuovi strumenti improntati a diversi criteri e metodi biblioteconomici e archivistici sarà dunque il gruppo di lavoro “Informazione e documentazione”, costituitosi nel 1988 all’interno del “Coordinamento Nazionale dei Centri, Biblioteche, Librerie e Case delle donne”, poi la Rete Informativa Lilith.
Nasce così l’idea di sperimentare un nuovo linguaggio di indicizzazione, il thesaurs “Linguaggiodonna” messo a punto da Perucci e da me, con la collaborazione di Codognotto, nell’ambito delle attività del Centro studi storici di Milano, fondato nel 1979 da Pierrette Coppa e Elvira Badaracco, dal 1994 Fondazione Badaracco..
Al momento della sua costruzione alcuni temi e prospettive che oggi sono largamente diffusi nella consapevolezza generale non erano così condivisi; fra i tanti tre sono quelli con cui abbiamo dovuto misurarci nella costruzione del Thesaurus, mi riferisco:
1- alla messa in discussione della separazione tra pubblico e privato nei campi della politica, del sociale e della cultura, con la relativa segregazione di uomini e donne nelle due sfere di riferimento
2-alla falsa universalità degli apparati disciplinari (categorie analitiche e teoriche apparentemente rappresentanti uomini e donne, ma costruite su un modello di soggettività maschile)
3-al sessismo della lingua italiana (e di conseguenza della mentalità di molte donne e molti uomini), nascosto dall’androcentrismo della nostra lingua, che svalorizza e/o cancella la dimensione di vita e pensiero delle donne.
Per quanto riguarda il primo punto l’impianto concettuale di Linguaggiodonna si fonda sulle tematiche che hanno costituito i nodi teorici della riflessione femminile, mi limito a segnalare l’inserimento di partire da sé, rapporti tra donne, relazione madre-figlia, autocoscienza, nel microthesaurus POLITICA, così come lavoro familiare nel microthesaurus LAVORO.
Sul secondo e terzo punto ci siamo regolate con soluzioni ispirate ai lavori pionieristici di Alma Sabatini e Patrizia Violi, con scelte grammaticali e lessicali anche in contrasto con i criteri di economicità necessari a un linguaggio di indicizzazione, che si avvale sì del linguaggio naturale dei documenti ma tratta i termini come simboli; così per dare visibilità ai soggetti concreti sessuati,
1 abbiamo evitato l’astratto (adolescenza, infanzia..) per dare visibilità ai soggetti sessuati in carne e ossa;
2 abbiamo raddoppiato le desinenze dei sostantivi, o i termini interi, (oggi si ricorre al’asterisco, meglio che niente, segnala l’esistenza di due soggetti);
3 inoltre si è pensato di invertire sistematicamente l’ordine di presentazione dei termini strutturati in coppie oppositive, sostituendo il femminile al maschile come primo termine della coppia, considerato che nella lingua italiana il primo termine delle coppie oppositive è sempre connotato al positivo, e il secondo al negativo (buono/cattivo, bello/brutto, natura/cultura, uomo/donna),
4 poi ci sono i problemi dei termini invariabili, participi presenti sostantivati, o epiceni,che nella lingua d’uso sono distinti dall’articolo, mentre in un linguaggio di indicizzazione non è possibile, allora siamo ricorse al modificatore donna.
Questo era ieri, oggi donne e uomini informano e comunicano tra loro soprattutto attraverso il web.
Questa grande trasformazione del medium, e i suoi rapidi sviluppi, ci impongono anche sul terreno della rappresentazione della conoscenza di genere nuovi e impegnativi problemi. Il Thesaurus Linguaggiodonna, anche nelle sue intenzioni destrutturanti di stereotipi sessuali, si è basato su testi soprattutto cartacei, oggi i due universi coesistono, ma il medium digitale è già il presente e sicuramente il futuro.
Proviamo a porre alcuni problemi che ci sembrano ineludibili:
relativo al social tagging
oggi milioni di persone, con gli strumenti del web2.0, praticano il social tagging, attribuiscono parole chiave a documenti di tutti i tipi sul web per sintetizzare il contenuto e per consentire a se stessi o a altri utenti il reperimento. Una gigantesca operazione di indicizzazione “dal basso”, la cui importanza è ben nota e trasformata in valore di mercato dalla Net Economy. Si stima che ci siano 150 milioni di blog oggi sul web, in tutte le lingue. A prescindere da tutti i problemi dell’identità virtuale (di cui scrive Patrizia Violi nel suo saggio su “Tecnologie di genere”) forse più della metà sono creati da donne.
Sarà possibile analizzare questa attività dal punto di vista di una soggettività di genere, delle sue trasformazioni, se va nella direzione di confermare o modificare stereotipi sessuali insiti nel linguaggio (nei molti linguaggi)? I numeri stessi della base di indagine implicano studi che non sono più alla portata di singole ricercatrici o di gruppi ristretti.

Relativo alla negoziazione dei significati

L’allargamento delle basi dati pone poi un altro problema, per fare un esempio recente, al di fuori dell’esperienza della Rete Lilith, è stata molto complessa la creazione del Thesaurus di Archivi del Novecento, su una base di dati allargata ai patrimoni degli archivi storici di meno di un centinaio di Istituti italiani, e oltretutto abbastanza omogenea per ambito storico e linguistico. Operazione fatta tra l’altro da specialisti del settore: ma la “negoziazione dei significati” per creare uno strumento unico e condiviso ha comportato tempi lunghi e scelte difficili, con l’esclusione, ad esempio, della sessuazione del linguaggio adottato (i “partigiani” vale per maschi e femmine…)

Relativo al Web semantico: processi sociali di negoziazione di significati

La stessa difficoltà, su una base immensamente più vasta, è alla radice dei problemi della creazione di ontologie, alla base del web semantico. Le ontologie, vocabolari specifici per un dato dominio di conoscenza strutturati in linguaggi comprensibili dalle macchine, non dovrebbero limitarsi “a una gerarchia di concetti organizzati con relazione di sussunzione, ma devono prevedere anche le relazioni semantiche che descrivono le relazioni tra concetti” (Citiamo da uno studio di E-learningLab , rete di istituti di ricerca legati all’Università di Genova, disponibile su web http://www.elearninglab.eu/index.html) .  E ancora:  “Uno dei problemi principali di fronte a cui ci si trova quando si parla di ontologie, è quello della condivisione e della conciliazione di esigenze e punti di vista diversi, in sostanza delle infinite visioni del mondo. Per tale motivo la generazione di un’ontologia fondante e totale risulta essere un utopia e sempre più, anche nell’ambito del Web Semantico, si sta sviluppando un movimento di sviluppo di ontologie provenienti dal basso, ovvero emergenti dal senso comune e dai processi sociali di negoziazione dei significati. (…) L’onerosità

della mappatura delle risorse, la piena interoperabilità tra i diversi linguaggi utilizzati per la descrizione dei dati e le relazioni tra essi, i cambiamenti, anche culturali, profondi che si richiedono soprattutto in fase di progettazione dei documenti destinati al web richiedono uno sforzo supplementare e quell’adeguamento sociale e tecnologico che fin dagli inizi Berners Lee aveva indicato come chiave del cambiamento.”

Mi pare che il concetto al centro di quest’analisi sia la “negoziazione dei significati”. In che modo il “punto di vista di genere” nel senso dell’esistenza e della necessità di rappresentare (almeno) due generi, può essere assunto come attore in questo processo, che pur partendo “dal basso” può e deve, se vuole avere successo, vedere nelle “agenzie di donne” sul web dei soggetti attivi e propositivi? Segnali in questo senso si vedono nel ruolo “di punta”  che gruppi e singole si stanno assumendo,  per fare esempi vicini e presenti qui, dalla “Cercatrice di rete” del Server donne, ai blog di singole come “La rete non è neutra”, alla pubblicazioni di libri come il già citato “Tecnologie di genere”. Anche la Rete Lilith, oggi in un momento di trasformazione che vede come protagoniste alla pari le singole donne insieme ai Centri e associazioni, può avere un ruolo in questa ricerca.

Bisognerebbe uscire dalla situazione attuale di frammentazione, questo convegno è un passo avanti importante, perché, come si diceva prima, gli ambiti sono immensamente più vasti, trasversali agli studi sui linguaggi e sulle trasformazioni culturali e soggettive di genere e di sociologia del web, che possano relazionarsi con gli aspetti specifici delle web technologies (sulla necessità di aumentare la presenza femminile consapevole in questo ambito molto mascolino abbiamo le attività di riferimento di GenderChangers ,Tecnè donne …) . In conclusione, non possiamo che auspicare lo stabilirsi di una rete di iniziative e studi che riesca a valorizzare insieme le esperienze del passato e i nuovi spunti di ricerca, per potenziare ancora una volta la soggettività femminile in un contesto che  è insieme, così “vecchio”e così cambiato allo stesso tempo.

Paola De Ferrari  Adriana perrotta  Rabissi

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L’Otto di marzo. LOTTO di Marzo

Due link:

Beni culturali, Manifestazione all’Archivio di Stato di Roma sulla cittadinanza femminile. (e qui si potrebbe aprire una vera wikipedia di commenti a questa controversissima parola-chiave!)

Femminismo al sud
che segnala tempestivamente le manifestazioni che si stanno organizzando in molte città italiane, sotto lo slogan comune “Tra la festa, il rito e il silenzio scegliamo la lotta!”, messo in circolazione da FLAT.

Rilanciate le informazioni – l’otto marzo può tornare a essere una data significativa – ma solo se la faremo essere tale!

Auguri e fotografie di “Salva con nome”

libri
Confesso che non ho molta voglia di spremermi le meningi per postare: aria di festa, meritato relax…
Però due cose le voglio scrivere. Avete letto il DWF n. 2-3 del 2007? Non è una novità, lo ammetto, ma a me è arrivato da poco, per posta, dopo che lo avevo cercato inutilmente nelle librerie genovesi. E’ dedicato alle Web women, alle donne nella rete e artefici di siti della rete. Per quanto ci riguarda come Rete Lilith c’è un bell’articolo di Simonetta De Fazi, che racconta dall’inizio la nascita della rete. Impressionante quante cose si sono fatte, e di quante cose non mi ricordavo più! C’è anche un articolo di Marzia Vaccari, “Rete ICT e politica femminista”, che non oso riassumere, perchè è molto complesso e audace nello sfidare e intrecciare insieme politica femminista e tecnologie. Leggetelo! Sempre che ci riguarda c’è il pezzo di commento critico dal punto di vista dell’usabilità e della grafica, nell’articolo di Rachele Muzio “Web Women? Wonder Women!”, al sito Lilith, come anche a molti altri siti di donne. Ironia della sorte, da poco abbiamo cominciato ad aggiornare il sito, Marta Garro e io come riserva (a proposito, lo avete notato?), senza che (almeno io) avessi letto le interessanti osservazioni di questo articolo. Beh però, ragazze, non è che ci siamo prese a spintoni per fare circolare le notizie…chi l’aveva già letto poteva fare un segnale di fumo, se non una mail…Ci torneremo sopra!

Comunque, vi perdono, e in segno di pace pubblico qui quattro fotine della presentazione di “Salva con nome” che ho avuto oggi da un gentile amico (Piero Pastorino) che ci ha fotografato a tutto spiano. Auguri a tutte e tutti!

Arci Zenzero genovaOrianaPaolaAlessandraAlessandra Mecozzi

Incontro a Genova per “soli maschi”!

Copio e incollo il seguente messaggio giunto nella Lista di discussione archivistica Archivi23

“Martedì 13 novembre 2007, alle ore 17, a Genova, presso l’Archivio di Stato,
via di Santa Chiara 28r, sarà presentato il volume “L’Archivio
dell’Ispettorato Compartimentale Agrario di Genova” pubblicato nella collana
“Archivio Storico della Regione Liguria – Studi e inventari”.
Interverranno l’Assessore all’Organizzazione, Risorse Umane, Finanziarie,
Strumentali e Informatica della Regione Liguria Giovanni Battista Pittaluga,
il Direttore dell’Archivio di Stato di Genova Paola Caroli, il
Soprintendente Archivistico per la Liguria Elisabetta Arioti, il Dirigente
del Ministero per i Beni e le Attività culturali Maria Grazia Pastura, il
Docente di Storia dell’Università di Genova Diego Moreno e il Docente di
Archivistica dell’Università di Genova Ausilia Roccatagliata.

L’iniziativa è organizzata dalla Regione Liguria in collaborazione con
l’Archivio di Stato di Genova.
La presente comunicazione vale come invito.
Ai partecipanti verrà consegnata una copia del volume.
Franca Canepa – Regione Liguria”

Carino vero?

Ma quanto costa dire “la Docente”, “la Soprintendente”, “la Dirigente”, “la Direttora, la direttore, la direttrice” o come si vuole. Ma quelle delle scuole elementari lo erano, “direttrici” – lo giuro, me la ricordo la mia come fosse oggi. Però salendo di grado, si lascia per strada il suffisso “ice”. Che è perdita da non rimpiangere, perchè accomuna donne e cose: trebbiatrice, seminatrice e via oggettivando. Però, tenete conto che le signore citate sono tra i gradi più alti e visibili della Pubblica Amministrazione. Ma visibili come? Nelle bibliografie, diventano: P. Caroli, MG Pastura, A.Roccatagliata ecc.; con in aggiunta un bel titolo come docente, direttore e via così, ecco che la visibilità femminile nei ruoli e nelle professioni di responsabilità subisce un notevole colpo. Anche perchè i comunicati stampa sono in linea con questo stile, e i/le giornalisti/e si adeguano a maggior ragione (non sia mai che qualcuno/a prende un’iniziativa un pò autonoma…)

Nel frattempo, in contemporanea, al Festival della Scienza, sempre qui a Genova, c’è una mostra e si è tenuto un Convegno affollato sulle “Donne scienziate che sono state derubate del Premio Nobel”, e a breve si terrà un altro Festival, sull’Eccellenza femminile, a 360 gradi. (del quale vi darò informazione)

Ma me lo spiegate cosa serve tutto ciò, se poi non abbiamo nemmeno il coraggio di nominare il nostro essere donne, per paura che sminuisca il tanto faticato traguardo raggiunto di professionalità e responsabilità? Come ha già detto benissimo Adriana nei suoi precedenti post (Adriaaaaana…dove sei? C’è bisogno di te!)

“Salva con nome”: recensione dalla newsletter OLI

Sia benedetto il copia/incolla: vi giro la bella recensione di Paola Pierantoni dell’incontro per la presentazione del mio libro. L’ho rubato alla news-letter OLI (Osservatorio Ligure sull’Informazione) n. 161. Non posso mettere il link perchè si viene indirizzati a un modulo di abbonamento. Però OLI ha anche un sito: http://www.olinews.it/mt/index.html dove poi vengono archiviati i numeri della newsletter. E ci si può iscrivere da lì.

“GLI ARCHIVIDELLE DONNE
Venerdì 26 Ottobre, presso il Circolo Culturale Zenzero (Via G. Torti 35, Genova), è stato presentato il libro “Salva con nome” realizzato da Paola De Ferrari, genovese, archivista libera professionista. Si tratta dell’inventario dell’archivio che raccoglie l’attività svolta tra il 1974 e il 1999 da Alessandra Mecozzi, attualmente responsabile dell’Ufficio internazionale della Fiom nazionale.
Le donne presenti avevano tutte vissuto gli stessi anni politici della sindacalista metalmeccanica e nel pomeriggio di venerdì li hanno ripercorsi attraverso i frammenti di una biografia che ha attraversato il femminismo, l’attività contrattuale nella FIOM, il pacifismo e le politiche internazionali del sindacato, e attraverso i documenti, le fotografie, gli slogan del movimento delle donne a Genova, che le donne della Associazione “Archinaute” hanno proposto come “sfondo” della biografia della Mecozzi.
Tutto l’incontro è stato accompagnato dalla riflessione sulla conservazione e trasmissione della memoria. Le donne degli anni ’70, le donne del femminismo, stanno costruendo archivi. Raccolgono le carte, i documenti, le fotografie che si sono accumulate nei loro luoghi di lavoro, e soprattutto nelle loro case. Li ordinano a volte con competenza professionale, altre in modo più artigianale. Li salvano dalla certa dispersione e oblio che avrebbero incontrato se fossero rimasti nelle sedi del sindacato. Cercano luoghi sicuri e insieme accessibili.
Lavorare agli archivi, viene detto, vuole dire riflettere sul futuro, sperare. Vuole dire compiere, al buio, piccoli passi verso altre persone, altre donne, che non si conoscono e che probabilmente non si incontreranno mai, che spesso non si riescono nemmeno a immaginare.
Attraverso gli interventi viene rievocata la fatica emotiva di rimettere le mani nelle carte che descrivono una storia breve e intensissima, poco più di un decennio, che ha impresso una straordinaria accelerazione alla trasformazione della condizione delle donne, e alle vite personali di chi ha vissuto quegli anni, e che ora si chiede, senza potersi dare risposte, come possa rinascere la coscienza di sé collettiva che le donne allora avevano elaborato. Le donne, intanto, sono diventate le donne di tutto il mondo: sullo schermo scorrono le immagini della conferenza di Pechino, i linguaggi, le urgenze, si sono moltiplicati e suggeriscono insieme una immensa potenzialità e una difficoltà quasi invincibile.
Incerte su cosa sperare, su cosa aspettarsi, le donne che hanno vissuto quel periodo tuttavia sentono e sanno che la lunga stagione di conflitto condotto all’interno delle loro molte famiglie (quella di origine, quella di coppia, quella sindacale, quella politica) ha dato loro una grande autonomia di pensiero e le ha rese capaci di sostenere la solitudine.
Riferimenti sugli archivi delle donne a Genova:
Associazione Archinaute – donne tra memoria e futuro (Ge – P.zza Scuole Pie 7) (archinaute@libero.it)
L’archivio del coordinamento donne FLM presso il Centro Ligure di Storia Sociale
www.centroliguredistoriasociale.it/donneflm.html
Archivio storico dell’U.D.I. Unione donne italiane – Via Cairoli 14/7 16124 Genova
(p.p.)”

Grazie a Paola Pierantoni. Di meglio non si sarebbe potuto scrivere!

Presentazione a Roma di “Scritture di donne – La memoria restituita”

Ricevo da Manola Ida Venzo, archivista dell’Archivio di Stato di Roma, che da anni si occupa del recupero e valorizzazione di documenti e carte di donne, questo invito che pubblico qui sotto.

martedì 30 ottobre 2007 alle ore 17.00

presso la sala Pietro da Cortona – Campidoglio

saranno presentati i volumi

Scritture di donne. La memoria restituita

a cura Marina Caffiero e Manola Ida Venzo

e

A corte e in guerra. Il memoriale segreto di Anna de Cadilhac

a cura di Roberta De Simone e Giuseppe Monsagrati

della collana di studi
La memoria restituita. Fonti per la storia delledonne

diretta da Marina Caffiero e Manola Ida Venzo

Indirizzi di saluto: Paolo Masini – Comune di Roma; Maurizio Fallace – Direzione Generale per gli Archivi; Cosimo Palagiano – Sapienza Università di Roma; Luigi Londei – Archivio di Stato di Roma

Intervengono: Patrizia Ferrara , Luca Serianni, Silvana Seidel Menchi, Chiara Valentini

Saranno presenti gli autori

Nel corso della serata saranno recitati frammenti di scritture femminili

L’iniziativa è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Sapienza- Università di Roma e dalla casa editrice Viella.

L’iniziativa di una collana di studi dedicata alla scrittura delle donne intende colmare una lacuna nel panorama editoriale italiano. Quanto, come e cosa scrivevano le donne del passato? Quali sono state le trasformazioni del rapporto delle donne con la pagina scritta? Esiste una specificità della scrittura femminile? Quali gli ostacoli frapposti e le strategie messe in atto per superarli? Ad almeno alcune di queste domande cercano di rispondere le curatrici della collana, indagando sui livelli di consapevolezza con cui le donne hanno utilizzato il mezzo della scrittura, e analizzando su un lungo periodo il processo che ha portato le donne da una pratica strettamente domestica a un uso pubblico o professionale della scrittura, a costo di trasgressioni, diffidenze e controlli.