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“I giorni e i lavori”, un prezioso quaderno di lavoro

i giorni e i lavori Ho ricevuto da Simonetta De Fazi, una delle autrici, un “quaderno di lavoro”, intitolato “I giorni e i lavori. Racconto della ricerca itinerante sul lavoro, tra nuova materialità, regole e misure, opere e attività”. Il libro è frutto di un percorso di riflessione comune di due realtà di donne, Studio Guglielma e Matri_x . Nel 2004 il primo appuntamento per “ragionare e confrontarsi sul lavoro che cambia e sulle parole per raccontarlo”. Per coinvolgere altri soggetti e altri saperi, per “scorticare” la parola “lavoro”, per “riportarla a frammenti di vissuto da interrogare, senza cedere alla tentazione di dare vita a una nuova narrazione totalizzante”, sono stati attivati tre momenti seminariali, a Verona nel marzo 2006 (Il materiale e l’immateriale), a Messina nel luglio (Opera e produzione), a Roma in settembre (regole e libertà).

I testi hanno la forma di “appunti di lavoro”, talvolta con riflessi autobiografici, talaltra più di sintesi di tematiche generali (il tempo e il lavoro, la relazione materialità/immaterialità…) e spesso arrivano veramente a toccare il nocciolo di questioni complesse, assolutamente attuali.
Cito da pag. 11: “Molti interventi hanno individuato nella dislocazione verso il futuro una tendenza pericolosa del “nostro tempo”: dalle osservazioni sulla modalità di lavoro “per progetti”, al sentimento di vedersi sottrarre da sotto le mani la materialità del presente /”i progetti al posto del pane”) ; alla necessità di avere al presente l’interezza della propria opera e il processo attraverso il quale si realizza (…) Una scansione del tempo presente fortemente finalizzata, dislocata al futuro arriva a produrre uno svuotamento, nella migliore delle ipotesi una dislocazione di senso…il “progetto” diventa così formalmente determinante e sostanzialmente irrilevante.” Questa riflessione mette in causa contemporaneamente una esperienza estremamente diffusa nel lavoro delle donne, e insieme un livello di riflessione sul piano dell’immaginario sociale, dell’idea di “futuro” e delle esperienze che la plasmano, e che a loro volta ne sono influenzate.

Da pag. 12: “Strategie di fuoriuscita: “coltivare l’intero”, l’opera, il processo, l’in-concluso (inteso come prassi e percorso creativo), non stare alla parcellizzazione; creare invenzioni non per fare più cose contemporaneamente, ma per fare più cose insieme…” ben detto, ben scritto, cara Simonetta e care le altre!