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Cagliari, storie di maestre

Centro di documentazione e studi delle donne      Circolo del cinema “Alice Guy”

Lunedì 27 ottobre 2008
Istituto “Eleonora d’’Arborea” Via Carboni Boy, 2

Scuola Elementare “Is Mirrionis” Via Basilicata, 24

Il laboratorio del Centro
in collaborazione con l’’Istituto “Eleonora d’’Arborea
e la Biblioteca della Direzione Didattica di Is Mirrionis

presentano il film documentario

L’’amore che non scordo

Storie di comuni maestre

Quattro storie di maestre e un maestro riprese tra il 2005 e il 2007 in giro per l’Italia

Scritto da Vita Cosentino, Maria Cristina Mecenero, Daniela Ughetta e Manuela Vigorita

Regia di Daniela Ughetta e Manuela Vigorita

Discutiamo con

Vita Cosentino

dalle 9 alle 11,15 presso l’’Istituto “Eleonora d’Arborea”

con studenti e insegnanti dei licei psicopedagogici

dalle 17 alle 20 presso la Scuola elementare “ Is Mirrionis”

con le/gli insegnanti delle scuole elementari e medie

partecipano i Presidi delle Scuole ospitanti

interviene l’’Assessore Regionale alla Pubblica Istruzione

Maria Antonietta Mongiu


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spigolature 2

Un commento all’articolo, pubblicato sul sito “LAVOCE.INFO”, di Giampiero Della Zuanna, consulente del Ministro per le Politiche familiari (mi risulta che il ministro sia una ministra, ma si sa.., non è che il genere del titolo condiziona il contenuto?), articolo che annunciava le ulteriori misure, oltre a quelle strettamente finanziarie già prese, che l’attuale governo dovrebbe prendere per conciliare incremento demografico e occupazione femminile in Italia:

” Ben vengano le misure di conciliazione dei tempi di lavoro e dei tempi di vita prese dall’attuale governo, ma, secondo me, perché siano veramente incisive occorre siano accompagnate da modificazioni anche nella cultura di chi le propone. In questo senso parlare come fa De Zuanna di ” misure di cura alternative (come le sezioni primavera, i nidi integrati) e – le organizzazioni di mamme di giorno- significa riproporre il luogo comune del lavoro di cura come responsabilità prima delle donne e non di entrambi i genitori. Così si rincorrono i problemi, senza tentare di risolverli alla radice, e soprattutto non si cambiano le mentalità e il costume sociale.
Forse occorrerebbe tenere in maggior conto le analisi delle studiose dei temi sociali degli ultimi vent’anni, regolarmente pubblicate in monografie, disponibili in relazioni e interventi pubblici.

“I giorni e i lavori”, un prezioso quaderno di lavoro

i giorni e i lavori Ho ricevuto da Simonetta De Fazi, una delle autrici, un “quaderno di lavoro”, intitolato “I giorni e i lavori. Racconto della ricerca itinerante sul lavoro, tra nuova materialità, regole e misure, opere e attività”. Il libro è frutto di un percorso di riflessione comune di due realtà di donne, Studio Guglielma e Matri_x . Nel 2004 il primo appuntamento per “ragionare e confrontarsi sul lavoro che cambia e sulle parole per raccontarlo”. Per coinvolgere altri soggetti e altri saperi, per “scorticare” la parola “lavoro”, per “riportarla a frammenti di vissuto da interrogare, senza cedere alla tentazione di dare vita a una nuova narrazione totalizzante”, sono stati attivati tre momenti seminariali, a Verona nel marzo 2006 (Il materiale e l’immateriale), a Messina nel luglio (Opera e produzione), a Roma in settembre (regole e libertà).

I testi hanno la forma di “appunti di lavoro”, talvolta con riflessi autobiografici, talaltra più di sintesi di tematiche generali (il tempo e il lavoro, la relazione materialità/immaterialità…) e spesso arrivano veramente a toccare il nocciolo di questioni complesse, assolutamente attuali.
Cito da pag. 11: “Molti interventi hanno individuato nella dislocazione verso il futuro una tendenza pericolosa del “nostro tempo”: dalle osservazioni sulla modalità di lavoro “per progetti”, al sentimento di vedersi sottrarre da sotto le mani la materialità del presente /”i progetti al posto del pane”) ; alla necessità di avere al presente l’interezza della propria opera e il processo attraverso il quale si realizza (…) Una scansione del tempo presente fortemente finalizzata, dislocata al futuro arriva a produrre uno svuotamento, nella migliore delle ipotesi una dislocazione di senso…il “progetto” diventa così formalmente determinante e sostanzialmente irrilevante.” Questa riflessione mette in causa contemporaneamente una esperienza estremamente diffusa nel lavoro delle donne, e insieme un livello di riflessione sul piano dell’immaginario sociale, dell’idea di “futuro” e delle esperienze che la plasmano, e che a loro volta ne sono influenzate.

Da pag. 12: “Strategie di fuoriuscita: “coltivare l’intero”, l’opera, il processo, l’in-concluso (inteso come prassi e percorso creativo), non stare alla parcellizzazione; creare invenzioni non per fare più cose contemporaneamente, ma per fare più cose insieme…” ben detto, ben scritto, cara Simonetta e care le altre!