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Articolo sul seminario sugli archivi femministi, Ferrara marzo 2018, ora sul Mondo degli Archivi

E’ uscito, sul il Mondo degli archivi, la web-rivista Anai e DGA, l’articolo sul seminario di Ferrara del 24 marzo scorso sugli archivi femministi, svoltosi durante il convegno “Ieri, oggi, domani” sulle culture femministe, organizzato da Leggere donna, Centro documentazione donna di Ferrara. Uscirà anche sulla newsletter. Questo è il link:
http://www.ilmondodegliarchivi.org/…/604-ferrara-un-seminar…

Dibattiamo, discutiamo, diffondiamo…

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Link all’attuale sito web della base dati Lilith

http://www.retelilith.it

Il sito della rete è tornato ad essere quello di sempre, grazie all’intervento di alcune e alcuni, sul Serverdonne, dove lo avete sempre trovato. Ora, sono in corso aggiornamenti delle pagine degli indirizzi e link dei centri, che verranno caricate sul sito appena pronte.

Convegno a Ferrara 23-25 marzo 2018

Dal 23 al 25 marzo l’Associazione culturale Leggere Donna e il Centro Documentazione Donna di Ferrara organizzeranno un convegno a cui sono invitate vecchie e nuove realtà del femminismo italiano.

L’idea del convegno, dal titolo Speranze tradite? I gruppi femministi riflettono sul presente ovvero le irriducibili, è partita anni fa dal desiderio dei Centri di documentazione delle donne appartenenti alla Rete informativa Liilth di ritrovarsi per discutere del passato e progettare iniziative comuni nel presente e nel futuro. Le difficoltà di far coincidere le date in cui tutte le appartenenti alla Rete fossero libere ha fatto rimandare l’incontro, che nel frattempo si è pensato di allargare a tutte quelle realtà che non solo continuano ad esistere ma alle quali si sono aggiunti in questi anni molti nuovi gruppi di donne che hanno creato associazioni, case editrici, librerie e altro ancora.

L’occasione per organizzare finalmente un convegno è nata parallelamente a uno degli incontri che il CDD organizza in collaborazione con il Teatro Comunale di Ferrara. Della stagione di prosa 2017-2018 farà parte Va’ pensiero, del Teatro delle Albe, che ha come tema le speranze tradite del Risorgimento.

Con il convegno vogliamo sottolineare che le speranze del femminismo, anche se in parte tradite, non lo sono state del tutto ma anzi – oltre che avere modificato la percezione di sé di molte donne, anche di quelle che dichiarano di non si riconoscersi nel femminismo – vivono tuttora e cercano di venire realizzate con tenacia dai gruppi storici che tuttora esistono e dai nuovi e molti gruppi che a loro si sono aggiunti.

Certo, ancora molto resta da fare ma proprio questa realtà che spesso appare deludente sprona a impegnarsi sempre di più per modificarla.

Il calendario provvisorio di massima del convegno è il seguente:

 venerdì 23 marzo, dalle ore 15.30 alle 19

 sabato 24 marzo dalle ore 9 alle 19 con un intervallo dalle 12,30 alle 15.30

 domenica dalle ore 9.30 alle 12

venerdì 23 dalle 19.30 buffet presso il CDD

domenica 25 dalle ore 16 spettacolo al Teatro comunale a prezzo ridotto per le partecipanti al convegno che si prenoteranno per tempo

A seconda del numero di partecipanti, gli incontri si terranno in seduta plenaria o in gruppi di lavoro in sedi che vi verranno comunicate.

I filoni attorno ai quali si articoleranno le discussioni riguarderanno le biblioteche e centri di documentazione, il linguaggio, l’editoria, le associazioni che organizzano conferenze e gruppi di lettura, i centri che si occupano di cinema e teatro e organizzano festival.

Tra i gruppi di lavoro uno sarà dedicato alla gestione degli archivi.

Il programma è ancora da stabilire perciò verranno accolti con favore tutti i suggerimenti che vorrete inviarci. Vi preghiamo anche di informarci su gruppi nati di recente (e non solo, di molti non abbiamo più l’e.mail) di cui siete a conoscenza.

Abbiamo incontrate di recente o ci siamo scritte e hanno già assicurata la loro presenza:

Toponomastica femminile, Circola del cinema Alice Guy, Antonella Barina, Laboratorio immagine donna, Archivia.Donne in relazione

Le spese di viaggio e soggiorno saranno a carico di chi parteciperà, vi forniremo indicazioni sugli alberghi che praticheranno un prezzo speciale per le convegniste.

immaginario

Trovo veramente molto difficile distinguere i tratti dell’immaginario maschile da possibili barlumi di nascente immaginario femminile, almeno nel campo del desiderio sessuale e dell’erotismo.

Negli altri settori anni di analisi, scritte e parlate, di donne e uomini, mi hanno aiutato a distinguere, almeno quello che non voglio, nel senso che non mi corrisponde!

Nel campo del privato familiare, o del pubblico, ad esempio, ma in quest’altro, dove attingere.

Anni fa si diceva nella scrittura, e in effetti l’uso di metafore, regole morfologico-grammaticali svela molto della mentalità, dell’accettare o del negare l’asimmetria simbolica, la codificazione di tratti ritenuti costitutivi di donne e uomini, ma al di là di questo non arrivo.

Sarà che l’immaginario erotico è quello più incalzante, ma anche più intimo e quindi meno condivisibile in discorsi con altr*. Un po’ si è fatto ai tempi dell’autocoscienza, ma poi le urgenze del momento sviavano il discorso su problemi più sociali e socializzanti.

Mi sono rivolta allora alla letteratura, masia di donne che di juomini non ho trovato sensibi.i differenze, tranne per quanto riguarda pratiche violente, sadomaso, feticiste, ma non ho trovato differenze di predilezione tra donne e uomini.

linguaggio sessuato, la sensibilità avanza tra le donne che si occupano di formazione e educazione

Da Repubblica, 8 giugno, 2009

Il sessismo linguistico: un contributo collettivo al dibattito

Alle redattrici, ai redattori, alle lettrici e ai lettori di Repubblica

Vogliamo invitarvi a  riflettere su un argomento a proposito del quale i mezzi di informazione possono avere una grande influenza. Negli ultimi giorni, in due importanti inserti su questo giornale, sono apparse espressioni poco rispettose della “parità di genere”. Il primo è il blog del professor Arcangeli, che, interpellato da una professionista su come usare i titoli professionali al femminile, consiglia espressioni come “la ministro”; il secondo, ancora più incredibilmente, è l’appello delle donne “Per una Repubblica che ci rispetti”, le cui firmatarie, cittadine illustri di questo Paese, si definiscono: sindaco, deputato, commendatore, e sono tutte donne.

Ora, la grammatica italiana è molto chiara: i nomi in –o formano il femminile in –a. Ragazzo/ragazza, maestro/maestra. Direste mai il maestra? O il casalinga? O l’uomo infermiera? E quindi: ministra, avvocata, sindaca, deputata. Se a qualcuno ‘suona male’, vuol dire che c’è un pregiudizio, uno stereotipo che sta facendo capolino. Non è il vocabolo ad essere strano, è il suo significato. La grammatica parla chiaro, quindi il problema non è la forma, ma ciò a cui essa rimanda. Non siamo abituati a queste parole al femminile perché le donne non hanno mai ricoperto quelle posizioni. Ora che le ministre, le avvocate e le architette ci sono, usiamo le parole giuste, perché l’eccezione del vocabolo (un nome maschile con un articolo femminile) richiama l’eccezionalità del significato: finché useremo espressioni anomale per indicare le donne, la loro presenza in posizioni di prestigio sarà sempre percepita e perpetuata come un’anomalia.

E non basta: sappiamo bene che se la sindaca suona male, le sindache suona malissimo, ma ciò non vuol dire che sia sbagliato; anzi, è la conferma di quanto appena detto: se la sindaca è rara e si fa fatica a trovarne una al singolare, figuratevi quante possibilità ci sono di usare questo nome al plurale! E meno si usa, più suona strano.Quindi, coraggio: cominciamo ad usarlo!

La scelta delle parole è importante perché la lingua in cui ci esprimiamo veicola il nostro pensiero. Non siamo razzisti, e le nostre parole sono coerenti col nostro pensiero. Non siamo nemmeno sessisti: e non dovranno esserlo nemmeno le nostre parole!

Chiamereste mai “negro” un vostro conoscente di colore? E la persona che vi pulisce casa, la chiamereste “serva/o”? E il netturbino, che tutte le mattine si sobbarca l’ingrato compito di pulire le strade della città, lo chiamereste monnezzaro? È chiaro che no, perché abbiamo sviluppato la consapevolezza che questi vocaboli sono portatori di pregiudizi e li abbiamo coscientemente, volutamente sostituiti con altri più rispettosi, grazie anche all’aiuto delle istituzioni e dei mezzi di informazione, tra cui la stampa, appunto.

Da oltre due decenni studiose e studiosi italiani affrontano il problema del sessismo linguistico e concludo con le parole di una di loro, Alma Sabatini: “Quando ci si vergognerà altrettanto di essere considerati “sessisti” molti cambiamenti qui auspicati diventeranno realtà “normale”.

I cambiamento possono essere incoraggiati, se si crede in essi: questa lettera è il nostro piccolo contributo.

Post scriptum: per i dubbi linguistici relativi al femminile, esiste un ottimo strumento: Il genere femminile nell’Italiano di oggi: la norma e l’uso, realizzato da Cecilia Robustelli, docente di Linguistica Italiana all’Università di Modena e Reggio Emilia, su incarico della Direzione Generale per la Traduzione della Commissione Europea nel 2007.

Sottoscritto da un gruppo di lettrici e lettori diversamente impegnati nei campi dell’insegnamento scolastico e universitario, della ricerca scientifica, della cultura e della comunicazione:

Raffaella Anconetani, Docente di italiano e latino presso il Liceo Scientifico di Roma

Rossana Annacondia , Docente di materie letterarie, latino e greco – Liceo “Virgilio” di Roma

Maria Antonietta Berardi, Dirigente T. A. presso il  CNR-IBF

Francesca Brezzi, Professoressa di Filosofia morale, “Roma Tre”

Marcella Corsi, “Sapienza” Università di Roma

Livia De Pietro, Prof.ssa di Lettere e critica letteraria

Aureliana Di Rollo, Prof.ra Liceo “Foscolo” di Albano L.

Maria Pia Ercolini, Docente di Geografia, IIS “Falcone” di Roma

Renata Grieco Nobile, Professoressa, Scuola Media di Riano

Alessandro Gentilini, Professore a contratto all’Università “Sapienza” di Roma

Simona Luciani, Prof.ra, Liceo “J.F.Kennedy” di Roma

Nadia Mansueto, Docente di Italiano e Latino al Liceo Classico “Socrate” di Bari

Rosanna Oliva, Presidente di “Aspettare stanca”

Maria Nocentini, Docente di Italiano e Latino al Liceo “Joyce” di Ariccia (Roma)

Cristina Sanna, Giornalista di “RomaGiovani” e Com. Pari Opportunità dell’Università Tor Vergata

Maria Serena Sapegno, Prof. di letteratura italiana ‘Sapienza’ Università di Roma

Ilaria Tanga, Radiologa, Ospedale Civile “Paolo Colombo” di Velletri

Maria Cristina Zerbino, Docente di materie letterarie, latino e greco, Liceo “Montale” di Roma

Razzismi

segnalazione di Giancarla Dapporto (Libera Università delle  donne di Milano):

 “Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. 
> Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle 
> città dove vivono, vicini gli uni agli altri.  Quando riescono ad 
> avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. 
> Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. 
> Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. 
> Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti 
> bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti 
> alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani 
> invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.  Fanno molti figli che 
> faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.  Dicono che siano 
> dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano 
> non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la 
> voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche 
> quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto 
> troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo 
> selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e 
> quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività 
> criminali”. 
> La relazione così prosegue: “Propongo che si privilegino i 
> veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più 
> di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni  che gli americani 
> rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il 
> salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa 
> prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a 
> controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.  La 
> nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.
> (testo tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del
> Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre
> 1912)

 “Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. 

 Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle 

 città dove vivono, vicini gli uni agli altri.  Quando riescono ad 

 avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. 

Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. 

 Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. 

 Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti 

 bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti 

 alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani 

 invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.  Fanno molti figli che 

 faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.  Dicono che siano 

dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano 

 non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la 

voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche 

 quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto 

 troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo 

selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e 

quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività 

 criminali”. 

 La relazione così prosegue: “Propongo che si privilegino i 

 veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più 

 di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni  che gli americani 

 rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il 

 salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa 

 prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a 

 controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.  La 

 nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

 

 (testo tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del

 Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre

 1912)