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Ragazze di fabbrica

Ragazze di fabbrica. Voci e volti di donne del ponente dal dopoguerra a oggi

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Vi segnalo questa interessante iniziativa, organizzata a Genova da due Biblioteche civiche del Ponente, Bruschi e Guerrazzi. Nel suo ambito, un gruppo di 15 donne, alcune delle quali hanno partecipato e organizzato l’esperienza del Coordinamento donne FLM negli anni ’70 ha curato una sezione e una mostra di immagini e documenti, e uno spettacolo teatrale intitolato “Pink positive – Filosofie della New Economy” (sul lavoro precario, posso immaginare. Mi hanno detto che sarà molto ironica e “divertente”…della serie riso amaro!). Vi trascrivo la parte della lettera che Paola Pierantoni ha inviato:

Una sezione della mostra  è stata interamente realizzata in modo autonomo da un gruppo di  donne: in parte compagne del “coordinamento donne FLM”, alcune lavoratrici dell’Ilva, una ragazza precaria. Il nostro gruppo delle “quindici donne” ha scritto dei testi, raccolto fotografie, scelto documenti, organizzando la nostra parte  in diverse tappe: “i primi giorni di lavoro” che vanno dal 1956 al 1997, “1976 e dintorni” con frammenti della esperienza dei “coordinamenti donne FLM”; “Lauramilleposti” che narra i percorsi di una lavoratrice precaria; “La spiaggia” che parla dell’Ilva, oggi.
La premessa alla nostra sezione recita:
Questa parte della mostra è stata realizzata da un gruppo di donne legate tra loro da una rete di rapporti personali.

Nei ricordi dei nostri “primi giorni di lavoro”, nelle fotografie o negli oggetti ritrovati nei cassetti, c’è il mondo del lavoro visto con il nostro primo sguardo. Il 1975 e il 1976, al centro di questa metà secolo, furono per alcune di noi gli anni della discontinuità, della scoperta del pensiero femminista, gli anni dei “coordinamenti donne” nelle fabbriche e nel sindacato, gli anni delle “150 ore delle donne”. I frammenti dei nostri ricordi, degli appunti, dei documenti che, insieme ad altre, scrivemmo allora, raccontano la volontà e la speranza che condividemmo con tante altre donne di riuscire a portare un cambiamento rivoluzionario nel lavoro, nella cultura, nella società.
Nei primi anni ’80 questa esperienza ebbe termine. Ciascuna ha poi percorso strade diverse, ma le relazioni tra noi non si sono interrotte.
Poi abbiamo incontrato alcune donne più giovani: negli ultimi tre pannelli vi raccontiamo le due favole moderne che parlano di loro.

E’ possibile un passaggio del testimone? Non lo sappiamo.

Sempre nell’ambito di questa iniziativa si terrà una tavola rotonda, il 7 novembre, dal titolo: “Donne metalmeccaniche negli anni ’70 tra femminismo, sindacato e lavoro. Tre tesi di laurea a confronto” in cui tre neolaureate, Laura Varlese, Anna Frisone e Giovanna Cereseto, che hanno svolto la propria tesi su vari aspetti dell’esperienza delle donne FLM, si confronteranno tra di loro e con Andrea Ranieri, ex dirigente sindacale e deputato, ora assessore alla cultura del Comune di Genova, ed Elisa Pescio, dell’Udi. Coordinerà la sottoscritta.

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Dopo la manifestazione, un incontro a gennaio a Roma

Nei siti e nei blog delle donne dal 24 novembre in poi c’è un fitto intrecciarsi di riflessioni e dibattiti sulla grande manifestazione di Roma del 24 novembre scorso. Ognuna avrà la sua opinione, sia che abbia partecipato sia che no. La mia, che ho espresso anche se non ho partecipato alla manifestazione, la trovate qui. Non è un’opinione meditata. Diciamo che è una reazione “a caldo”, man mano che leggevo e vedevo notizie sui telegiornali e giornali online. Uno sbraito, una scenata…posso anche essere più articolata, se mi impegno…in un altro contesto…ma mi è venuto così.
Vorrei, riprendendo il post di Femminismo al Sud e imitandolo, rilanciare la lettera con la quale le organizzatrici della manifestazione Controviolenzadonne invitano a un incontro. Come mi piacerebbe conoscere le opinioni anche delle amiche e compagne di Lilith! perchè non ce le diciamo anche un po’ qui?

ASSEMBLEA NAZIONALE 12 GENNAIO 2008

Care compagne di lotta,

la manifestazione che abbiamo costruito insieme in poco più di un mese, ha superato di gran lunga le aspettative di ognuna di noi. La presa di parola di oltre centocinquantamila donne e lesbiche contro la violenza maschile sulle donne, agita soprattutto in famiglia, è un risultato politico straordinario. Il corteo ha attraversato generazioni e femminismi dando valore alle differenze. Per molte di noi un corteo di donne per le donne ha dato forza alla nostra voce, ai nostri corpi, alla nostra soggettività politica. Consapevoli che quella separatista è una delle pratiche con cui le donne scelgono di esprimersi, siamo interessate a rilanciare una discussione perché non vogliamo prescindere dal dialogo e dal confronto.

Il dato politico più importante è l’instancabile partecipazione di ognuna di noi in questo percorso, la condivisione di una piattaforma comune, l’autodeterminazione con la quale abbiamo rivendicato contenuti, pratiche e finalità, la sintonia con cui abbiamo risposto alla prevaricazione di soggetti istituzionali e partitici che, con politiche familiste e sessiste, hanno disconosciuto la libertà di scegliere delle donne. La nostra lotta contro la violenza passa necessariamente attraverso la libertà e l’autodeterminazione delle donne e delle lesbiche, messe in discussione da una proposta di modifica peggiorativa della 194, dal mantenimento della legge 40, dalle politiche pro famiglia avanzate dal governo grazie all’istituzione di un ministero ad hoc, dal pacchetto sicurezza.

Avevamo dichiarato in più occasioni (appello e comunicati stampa) di essere antifasciste, antirazziste e antisessiste.

È per questa ragione che ci siamo riappropriate del corteo e della piazza spontaneamente e collettivamente. Altro che violenza, la nostra contestazione è stata una forma di autodifesa. Non è forse violenza il comportamento di sopraffazione di chi non ha voluto ascoltare il contenuto di questa giornata di lotta? Non è forse violenza non rispettare le nostre pratiche di rifiuto della delega e delle logiche di rappresentanza?

“Quando le donne dicono no, vuol dire no”. Le parlamentari e le ministre contestate hanno tentato di togliere la parola alle donne del corteo per ottenere visibilità e sostenere politiche in contrapposizione con i contenuti della manifestazione. Hanno cercato di strumentalizzare il nostro movimento anche grazie al salotto mediatico allestito da La 7, venuta meno agli accordi presi.

Le contestazioni hanno contribuito a chiarire sui media la distanza delle nostre posizioni politiche con quelle istituzionali, la differenza tra protagonismo collettivo e presenzialismo opportunista, l’affermazione della soggettività femminista, lesbica e femminile contro la mercificazione dei nostri corpi. E la chiamano antipolitica… noi la chiamiamo coerenza dei nostri percorsi politici.
Nostra esigenza e desiderio è ora una valutazione collettiva del percorso e della giornata che ha segnato il 24 novembre.

Per questo proponiamo un’assemblea nazionale il 12 gennaio a Roma come luogo di espressione, di incontro e di relazione, strumento e pratica utile a dare continuità al nostro movimento con una reale condivisione di pratiche e di percorsi. Ma rimaniamo aperte ad altre proposte che potrebbero venire da reti territoriali differenti.

Saluti femministi.
L’Assemblea romana

Rete di uomini contro la violenza sulle donne

Ricevo da Eugenia la segnalazione di questa iniziativa:

25 novembre e la violenza contro le donne

La violenza contro le donne ci riguarda, prendiamo la parola come uomini”, così affermava l’appello che un anno fa ha raccolto centinaia di adesioni rilanciando una presa di parola pubblica maschile contro la violenza e dando vita a molte esperienze di scambio e confronto sia tra uomini, sia con le donne.

Oggi, contro la violenza sessuata non ci sono più soltanto le donne.E’ cresciuto nel nostro paese un impegno di uomini, singoli, gruppi e associazioni, contro la violenza sessuale e per un cambiamento culturale e sociale nei modelli maschili e nei rapporti tra i sessi. Una presa di coscienza maschile che però stenta a divenire visibile e a determinare scelte politiche e comportamenti coerenti. Troppo spesso la denuncia della violenza contro le donne da parte della politica e dei mezzi di informazione tende ad occultare questa necessità e veicola messaggi e valori ostili alla libertà delle persone di progettare la propria vita oltre gli stereotipi e le rappresentazioni dei ruoli sessuali, gerarchiche e fisse.

In vista della Giornata internazionale contro la violenza alle donne del 25 novembre, torniamo a chiedere agli uomini di assumersi le responsabilità e l’impegno per un cambiamento che riguardi la nostra vita quotidiana, le nostre famiglie, gli ambienti di lavoro e di studio. Il percorso che abbiamo fatto con altri uomini ci porta a dire che non basta essere genericamente contro la violenza: è necessario denunciarne le radici in una cultura condivisa e diffusa. Sentiamo il rischio che questa giornata si riduca a un rito pacificatore fine a se stesso, nascondendo la necessità di aprire un conflitto esplicito con luoghi comuni, pregiudizi e culture, complici della violenza o quantomeno suo retroterra naturale.

La violenza maschile contro le donne è un dato strutturale della nostra vita sociale, delle relazioni tra donne e uomini nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro e di studio, nelle nostre città; dello stesso segno è la violenza che si dirige contro tutto ciò che non rientra nel tradizionale stereotipo di maschile/femminile, come la violenza omofobia. Per sradicare queste violenze, è necessario rompere con la cultura diffusa che le produce. Alimentare l’immagine di uno “stato di eccezione” che richieda provvedimenti di emergenza è un modo per allontanare la consapevolezza di questa realtà. Le ricerche e le statistiche evidenziano che nella stragrande maggioranza dei casi gli autori delle violenze sessuali e degli omicidi sono i partner, i familiari, gli ex, o i colleghi; mass media e rappresentanti politici continuano invece a rappresentare la violenza contro le donne come opera di stranieri e sconosciuti. In questo modo si occulta il fatto che la violenza contro le donne è trasversale alle culture e attraversa profondamente la nostra stessa società e gli stessi spazi domestici e familiari. A questo proposito, denunciamo l’uso strumentale di questi episodi per fomentare campagne mediatiche e politiche a sfondo xenofobo, che sottraggono responsabilità ai maschi italiani e aggiungono violenza a violenza, anziché aiutarci ad affrontare insieme i nodi di fondo della violenza maschile che attraversano le relazioni quotidiane. La violenza maschile non è un “corpo estraneo” da espellere perché riguarda la nostra stessa cultura: crediamo che la xenofobia, la negazione della differenza, il ricorso alla violenza per imporsi, la difesa virile dell’italianità e l’ergersi muscoloso “a difesa delle proprie donne” siano parte dello stesso universo culturale maschilista in cui cresce anche la violenza contro le donne.

La violenza, inoltre, rimanda al rapporto tra potere, libertà e autonomia tra donne e uomini. Spesso le violenze sono la reazione a scelte autonome di determinazione, di crescita personale, di donne che si muovono con diritto da sole. Eppure le campagne contro la violenza tendono a riproporre un’immagine delle donne come soggetti deboli da porre sotto la tutela dello Stato.

L’autonomia delle donne è per noi non una minaccia a cui reagire con violenza, ma un’opportunità. Come uomini abbiamo un grande guadagno possibile da un cambio di civiltà: una maggiore ricchezza e intensità nell’esperienza del nostro corpo, della nostra sessualità, del nostro desiderio, delle nostre emozioni; una nuova capacità di cura di sé, dei propri cari, dei propri figli; una qualità migliore delle relazioni, tra noi uomini e con le donne; una vita meno ossessionata dalla competizione, meno segnata dalla violenza; un mondo di donne e uomini più civile e pacifico, più capace di rispondere a una nuova domanda di senso che attraversa la vita di moltissimi uomini.

Donne e uomini contro la violenza.

In occasione del 25 novembre si svolgeranno molte iniziative promosse da donne appartenenti a diverse culture politiche e a diversi livelli istituzionali. E’ stata anche indetta una manifestazione nazionale delle donne contro la violenza il 24 novembre a Roma.

Il percorso collettivo che come uomini abbiamo vissuto fino ad oggi ci porta a non limitarci a solidarizzare con questa mobilitazione delle donne. Molti di noi si sono attivati con iniziative contro la violenza organizzate nelle diverse città italiane.Vogliamo contribuire con la nostra autonoma riflessione e domanda di cambiamento, ma vogliamo anche intrecciare con queste iniziative un dialogo che valorizzi il lavoro comune fatto e che vada oltre la giornata del 25 novembre creando occasioni di cambiamento di sé e delle relazioni sociali tra donne e uomini.

Chiamiamo tutti gli uomini a esprimersi, assumersi con noi la responsabilità di un impegno attivo per un cambiamento culturale che, crediamo, è l’unica condizione per contrastare la violenza ma anche un’occasione di libertà per noi uomini.

www.maschileplurale.it

I firmatari di questo documento, che fanno parte di una Rete di uomini che si sono riconosciuti nell’appello”uomini contro la violenza” diffuso l’anno scorso, hanno redatto questo testo per contribuire alla discussione pubblica in vista della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre. Altri contributi, richieste di contatti e possono essere indirizzati amaschileplurale@libero.it

  • Stefano Ciccone – Ass. Naz. MaschilePlurale – Roma
  • Beppe Pavan – Uomini in Cammino – Pinerolo (TO)
  • Marco Deriu – Ass. Naz. MaschilePlurale – Parma
  • Alessandro e Gianluca Mereu – Associazione AMANITESE – Cagliari
  • Roberto Poggi – Il Cerchio degli uomini – Torino
  • Massimo M. Greco – Ass. Naz. MaschilePlurale – Roma
  • Alessio Miceli – Gruppo Intercity/Intersex
  • Umberto Varischio – Ass. Naz. MaschilePlurale – Milano
  • Alberto Leiss – Ass. DeA – www.donnealtri.it
  • Claudio Vedovati – Ass. Naz. MaschilePlurale – Roma
  • Orazio Leggiero – Ass. Naz. MaschilePlurale – Monopoli (BA)
  • Gianguido Palumbo – Ass. Naz. MaschilePlurale – Roma
  • Jones Mannino – Ass. Naz. MaschilePlurale – Roma

Novembre 2007