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Squadristi dell’incultura

Quando nel 1986 Alma Sabatini pubblicò le “Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana”, l’opuscolo venne accolto da una raffica di lazzi e frizzi. Quelle che, fatte proprie dalla Commissione nazionale alle pari opportunità, erano delle indicazioni su cui riflettere vennero recepite come un’imposizione e come un intollerabile attentato alla lingua italiana. Gli sghignazzi su termini considerati ridicoli solo perché non usati comunemente benché perfettamente corretti linguisticamente si sprecarono. Le “Raccomandazioni” e il successivo libro del 1987 di Alma Sabatini, “Il sessismo nella lingua italiana”, erano già allora il frutto di numerose analisi sul linguaggio condotte da studiose di vari paesi – esemplare per l’Italia quella di Patrizia Violi, “L’infinito singolare” – da cui venivano ricavate indicazioni pratiche che si invitava a seguire.
Da allora sono passati più di vent’anni ma poco è cambiato e le indicazioni sono state recepite e fatte proprie solo in alcuni ambienti, come ad esempio da qualche quotidiano o amministrazione comunale, ma nella generalità delle istituzioni pubbliche il neutro-maschile impera tenacemente e quasi non esistono documenti ufficiali in cui sia indicata la differenza di genere. Che si vada alla posta, in banca, all’ASL o in un ufficio qualsiasi ci si trova a dover compilare moduli in cui si può risultare unicamente “il” cliente, correntista, paziente, delegante ecc. oppure “il direttore”, “l’amministratore”, mentre in biblioteca o in internet possiamo fare ricerche unicamente per “autore”, “traduttore”, “curatore”.
In altre lingue le forme di cancellazione o di svalutazione del femminile possono essere diverse ma i risultati non cambiano e, a quanto pare, poco è cambiato anche nell’uso se l’Unione Europea ha ritenuto opportuno stilare un regolamento comunitario che dia indicazioni in merito a come formulare i documenti ufficiali. Questo non vuol dire limitare la libertà di espressione ma, in qualche caso, far rispettare alcune regole di grammatica o delle elementari norme di buona creanza. Conoscendo la cautela dell’UE, dubito che le direttive siano dittatoriali e tanto meno rivoluzionarie ma come tali sono state vissute e hanno dato luogo a reazioni scomposte.
Tra queste dispiace dovere annoverare quelle comparse domenica 22 marzo nell’inserto Domenica del Sole24ore. Per un inserto culturale serio e di buon livello come il vostro, pubblicare un intervento come quello a firma Diego Marani, è stata un’incredibile caduta di stile. L’intenzione si presume fosse quella di scrivere un pezzo spiritoso ma il risultato è invece all’altezza della prosa di un rappresentate della lega.
Non consono, poi, all’abituale accuratezza pubblicare, dandogli inoltre un eccessivo rilievo, quello di Giuseppe Scaraffia, scritto evidentemente su commissione e di fretta, senza conoscere i termini del contendere od essersi abbastanza documentato, perché, a meno che alla CEE non lavorino persone che nulla sanno sugli Women’s Studies o che li abbiano completamente travisati, non si tratta di “cancellare le differenze di genere” e quindi discettare su una Madame Bovary uomo non è pertinente.
Tornando all’articoletto di Diego Marani, non so se Diego Marani sia signore o signorino e quindi non so se lo si possa definire uno zitello, ma acido lo è sicuramente. Acidità scatenata, e qui mi improvviso psicologa della domenica, da un irrisolto conflitto adolescenziale con una qualche insegnante da cui si è ritenuto ingiustamente svalutato e che rimpiange di non potere qualificare da vecchia zitella, con tanto di corredo di acidità e nei pelosi. Non so che mestiere faccia ora il signore, o signorino, Marani ma certo non avere licenza di ricorrere alla stessa forma di apprezzamento nei confronti di colleghe o datrici di lavoro verso le quali ha qualche conto in sospeso deve costargli molto. Il nostro credo si ritenga una persona civilizzata perché, presumo, non ha avuto occasione di stuprare qualche donna ma non si rende conto che la volgarità del suo attacco misogino (e, tanto per non scontentare nessuno, anche omofobo) è una forma di violenza sessuale anch’essa.
In questi nostri tempi bui – per tutti e non solo per le donne ma per le donne, come al solito, in modo particolare – della violenza sulle donne ci si ricorda solo per usarla come pretesto per far passare provvedimenti xenofobi e liberticidi. Invece di istituire ronde, sarebbe invece molto più opportuno creare squadre di spazzini che liberino le menti dalla spazzatura che vi si è accumulata , trasformandole in terreno sgombro da pregiudizi pronto ad accogliere un qualche seme di conoscenza e civiltà.
Luciana Tufani

P.S.: Da tempo medito di creare su Facebook un gruppo di pressione per la diffusione del linguaggio di genere, se non l’ho ancora fatto non è solo perché non ne trovo il tempo. Su FB vengono trasformati pari pari termini inglesi in italiano senza tenere conto delle differenze tra le due lingue. Forse i responsabili italiani del sito le ignorano o forse non ne vogliono tenere conto. Già sono indicata come “amministratore” del gruppo Associazione culturale Leggere Donna e di quello del Centro Documentazione Donna di Ferrara, sarebbe ancora più paradossale che per un gruppo come quello sul linguaggio di genere risultassi “il fondatore”.

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Neutralità di genere

Scrive Paola:

Linguaggio maschilista, la UE, la becera cagnara dei media di tutta Europa
Lun 20.04
L’Unione Europea raccomanda, nella stesura di documenti ufficiali, di evitare termini maschili con funzione di neutro. Distribuscisce un manualetto in tutte le lingue adottate con istruzioni ad uso sopratutto dei suoi dipendenti.
Maggiori particolari sul fatto nel post del Serverdonne .
Apriti cielo! Una cagnara di media grandi e piccoli, da noi ad esempio l’inserto del Sole24ore di domenica, tono semiserio per un’arrogante carrellata di luoghi comuni maschilisti…con voluto travisamento dello scopo principale dell’iniziativa.
E’ chiaro che i redattori dei pezzi, opinionisti di fama, non hanno mai avuto l’esperienza di abitare da sempre in una lingua che non prevede l’esistenza di DUE o PIU’ generi – a partire da quello femminile -con ogni diritto ad vedere rappresentata la propria esistenza e soggettività.
E magari si crederanno perfino spiritosi! invece sono dei buzzurri ignoranti.
Anche Francesco Sabatini, presidente dell’accademia della Crusca, nel 1987 raccomandava un uso non sessista della lingua. E ricordiamo Alma Sabatini e il suo insuperato manuale, che ormai è uscito più di 20 anni fa…
Propongo di scrivere lettere di protesta alle redazioni dei giornali e ovunque l’iniziativa UE è stata commentata in questo modo, chiedendo una informazione reale sull’avvenimento.

Risponde Adriana:
Ho letto sia la tua nota che ho sottoscrito su facebook, sia l’articolo
sul Server firmato FF, che credo sia Federica; in realtà l’impostazione:
neutralità di genere non mi piace, ci risiamo col falso neutro.
Comunque forse è importante comunicare il problema anche a livello istituzionale
(amministrazioni, uffici…)
Osserva Paola:
Credo che in questo caso, dico del manuale europeo, la cosa
interessante sia: cercare di sostituire falsi neutri (termini
maschili) con termini o circonlocuzioni che si approssimino di più a
“neutri reali” che in italiano e altre lingue non esistono. E’ la
stessa tendenza che nella comunicazione via internet, ma non solo, fa
troncare l’ultima o le ultime lettere e le fa sostituire con
asterischi, chiocciole e via sbizzarrendosi.
La mia opinione è che questo movimento è all’interno di una più
generale riconsiderazione di come significare i generi; e ancora di
più, dall’emergere di una idea che i generi, come costruzioni
socio-simboliche, non sono legati “solo” ai caratteri sessuali che si
hanno alla nascita, (che anche essi possono essere ibridi), ma anche
alle scelte, alle opzioni, alle determinazioni che la soggettività
assume durante il corso della vita (scelte e/o costrizioni, o insieme)
Quindi il maschile e il femminile nel linguaggio non possono più
“rappresentare” tutte le possibili sfumature dei generi (vedi
l’emergere a livello mondiale dei movimenti GLBT). Ma non si tratta
solo di scelte di oggetti sessuali, o di comportamenti sessuali .
Credo che si rivendichi vere e proprie forme diverse di soggettività,
che non trovano rappresentazione né nel maschile né nel femminile.
Credo che qui sia più o meno esplicita una critica della differenza
sessuale in senso essenzialistico, anti-storico (“o maschi o
femmine”- infatti oggi le posizioni vaticane si appoggiano volentieri
a questo concetto di differenza, e viceversa, mentre si scagliano
contro le teorie del “gender” come costruzione essenzialmente sociale,
culturale e simbolica, che aprono le porte alle soggettività
trasgressive…)
Credo anche che “questo” concetto di “neutro”, come sospensione della
possibilità di identificare nel già previsto, sia più vicino alla
nostra critica del linguaggio e allo sforzo che abbiamo fatto per fare
emergere il femminile come appunto “imprevisto” dal linguaggio.
Trasgredendo diverse regole, non solo grammaticali.
Però occorre mantenere alta la tensione a capire come le
trasformazioni sociali, e in queste, le punte più incisive e
corrosive, possano aprire ancora una volta il linguaggio a nuove
avventure. In questo senso il neutro simboleggiato dalla @ è diverso
dal neutro astratto dei termini come “adolescenza” al posto di
adolescenti maschi e femmine Qui si allude alla soggettività, alla
sessualità, alla sua trasformazione, alle sue performance dentro e
fuori la lingua. Paradossalmente, ci trovo un maggiore legame con il
“corpo”, la corporeità piuttosto scandalosa, che viene oggi esibita
invece che nascosta. Perciò questo casino. Ma ben venga…
Fammi saper come la pensi.

Concorda Adriana:

E’ proprio questo l’ambito nel quale mi sto muovendo: non a caso sto
studiando gli ultimi libri di Butler : La disfatta del genere e Critica
della violenza etica, perché la questione è sì uscire da ogni essenzialismo
(che sia culturale o biologico), ma non si può uscire in regressione (per
quanto riguarda la lingua ricorrendo al maschile unificante o al neutro
astratto dai corpi) nel senso di dire che parlare di differenza
maschile/femminile non ha più senso, bensì fare un salto verso un riconoscimento
delle soggettività diffferenti e moltiplicantesi, libere dalla gabbia logico-linguistica
maschile o femminile.
Detto questo, in questo momento, non si può ignorare il fatto che un conto è
il/ i genere/i (meglio in italiano sessi/generi di appartenenza),
indipendentemente da qualsiasi orientamento sessuale, permanete o temporaneo
(altro mito da sfatare nella percezione del senso comune), e un conto è il
fatto che esistono donne e uomini a cui dare paritaria rappresentatività in
tutti i settori, indipendentemente dai generi/sessi scelti o attribuiti
La violenza sessuale è un fatto prevalentemente maschile, la riproduzione
biologica è un fatto ancora (non so per quanto) completamente femminile;
questi due aspetti coinvolgono le vite di milioni di donne e milioni di
uomini.
Come si fa nella pratica della lingua?
E’ quello che non so ancora bene, comunque quello a cui accenni di indicare
con chiocciola, asterisco o quant’altro il problema nelle finali mi sembra
una buona soluzione, anche se provvisoria; sono poi anche convinta che non
si possa tralasciare di raddoppiare desinenze e termini, nelle scritture non
digitali.

Senza peli sulla lingua.Ciclo di incontri sulle trasformazioni delel identità

Associazione Libera Università delle Donne di Milano,

 Corso di Porta Nuova, 32 Milano

 

  Care amiche e cari amici!

Visto il successo e l’interesse suscitato dalla proiezione del video “Ni coupables Ni victimes” (45 min, 2006) che lo scorso maggio ha inaugurato il ciclo di incontri “SENZA PELI SULLA LINGUA” della Libera Università delle Donne, abbiamo pensato di rilanciare proponendo una serie di incontri con la formula video più dibattito su diverse tematiche legate a corpo, sessualità, relazioni di genere, confronto tra generazioni.

L’idea è di invitare coloro che hanno realizzato i video e i loro protagonisti, per uno scambio di pensieri ed esperienze, secondo la nostra pratica che mette al centro la vita e il “partire da sé”.

Il calendario è ancora in via di definizione, ma possiamo anticipare che gli incontri avranno cadenza più o meno mensile, preferibilmente verso metà settimana, alle ore 20.30.

  

  • Il primo video che sarà accompagnato da una discussione sui diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso è il già citato “Ni Couplabes Ni victimes”, realizzato dal Laboratorio politico Sexyshock di Bologna, seguito da “To be Ornella”, documentario realizzato da Aurelia Longo con il gruppo A/Matrix . Ne discuteranno con noi Daniela Danna e Daniel Battaglia ::: martedì 28 ottobre 2008 ore 20.30.
  • Per una discussione intorno alle nuove forme della famiglia e della genitorialità,  avremo ospite Laura Formenti, psicopedagogista dell’Università di Milano-Bicocca che, insieme con Andrea Prandin, ci presenterà due brevi video dal titolo “Post it” e “Ciancià”, della rassegna “Bambini”. Titolo dell’incontro:  Stili di vita: dal moralismo familista alla curiosità antropologica”, ::: mercoledì 26 novembre ore 20.30
  • Abbiamo pensato un incontro sulla genitorialità omosessuale in cui proietteremo un video realizzato dall’ dell’Associazione Famiglie Arcobaleno:::giovedì 15 gennaio 2009 ore 20.30
  • “Improvvisamente l’inverno scorso”, film documentario realizzato da Gustav Hofer e Luca Ragazzi, sarà occasione per una rivisitazione e discussione riguardo alla vicenda parlamentare e sociale che la questione DICO ha avuto in Italia ::: metà febbraio, data da definire  ore 20.30
  • Inviteremo anche Stefano Ciccone per una riflessione sulla maschilità in mutamento di cui sapremo darvi indicazioni più avanti ::: 12 marzo ore 20.30
  • “Crisalidi”, documentario con la regia di Federico Tinelli, prodotto da Crisalide AzioneTrans Ala – Milano Bemoviement. Fondazione Cariplo, c’interrogherà su temi quali sesso, genere, identità… ::: metà aprile, data da definire ore 20.30
  • Serata a richiesta ::: fine aprile, data da definire ore 20.30 (scelta tra le tematiche preferite dal pubblico più affezionato!)

 E per concludere…

 “Scuola senza fine”, regia di Adriana Monti, che sarà occasione di una discussione sul movimento delle donne, la sua storia, i suoi mutamenti, le sue prospettive ::: prima metà maggio, data da definire ore 20.30

“Futuro femminile” video di Lorella Reale sui femminismi del presente. Per una riflessione intergeneri e generazioni sulle trasformazioni, le continuità, le discontinuità e le sfide dell’oggi…::: seconda metà maggio, data da definire ore  20.30

Tutti gli incontri avranno luogo nella sede della Libera Università, in Corso di Porta Nuova, 32, Milano

Curatrici della rassegna sono: Nicoletta Buonapace, Barbara Mapelli, Chiara Martucci, Adriana Perrotta RabissiAssociazione Libera Università delle Donne di Milano,

 

 

 

 

Petizione di Ni Putes Ni Soumises

Per tutte coloro che soffrono in silenzio, Noi siamo tutte Né Vergini Né sottomesse.

Poiché non era vergine il suo matrimonio è stato annullato. Dal Tribunale di Teheran? Di Kabul? NO! Dal Tribunale ordinario di Lille. Il verdetto piomba come una fatwa contro la libertà delle donne di Francia.
L’appello della Procura di Douai, perché venga rivista questa decisione inaccettabile che riconosce la verginità come “una qualità essenziale” della sposa, è una prima vittoria, ma la battaglia è ancora ben lungi dall’essere vinta.

E’ incontestabile che l’amministrazione della giustizia del nostro Paese è indipendente e sovrana, ma è altrettanto incontestabile che la lotta per la democrazia è altrettanto libera ed indipendente.

La pesante condanna di questa giovane ragazza ha un significato sociale molto chiaro, poiché condanna insieme con lei milioni di ragazze che, ricordiamolo, vivono costantemente sotto la pressione e il peso di tradizioni patriarcali. I comunitaristi e gli estremisti religiosi di ogni tipo operano senza sosta affinché queste tradizioni persistano.

Eppure Né Puttane Né Sottomesse, e tutte noi, femministe, laiche, mettiamo in guardia da cinque anni sulle situazioni drammatiche che vivono le donne nei nostri quartieri, popolari e no.

Quante donne dovranno subire la stessa sorte di Sohanne, Samira, Ghofrane, Chaharazad, Myriam, per essere finalmente protette dalla giustizia? Quante donne vittime dell’oscurantismo, del peso delle tradizioni, dell’oppressione?

Noi ci siamo aggrappati alla laicità, alla libertà, all’uguaglianza, al pluralismo. Queste non sono nozioni astratte, questi valori sono il vero motore della nostra emancipazione. Ovunque in Europa, Fathy in Belgio, Souad in Italia, Amineh in Svezia e tante altre, hanno fatto propri questi valori. Perché per noi è una questione di sopravvivenza. È il senso del nostro impegno femminista.

Quante giovani adolescenti sono spinte al suicidio a causa di un semplice flirt, o subiscono rappresaglie per aver parlato a un ragazzo o per aver sciolto i capelli?
Non bisogna dimenticare queste donne che vivono nella paura, nell’angoscia e che soffrono in silenzio!

Noi che abbiamo lottato per la nostra emancipazione, noi che lottiamo ancora per avere il diritto di godere del nostro corpo, ci aspettiamo che la giustizia si schieri dalla nostra parte: quella del progresso e dei diritti delle donne.
Che si finisca con questo genere di decisioni che suonano come campane a morto per tutte le donne che si battono in India, Iran, Pakistan, Marocco, Algeria, Egitto e altrove contro la lapidazione, il ripudio, l’escissione e i crimini cosiddetti d’onore.

Noi chiamiamo tutti i difensori dei diritti delle donne a mobilitarsi. Uniamoci affinché le conquiste delle lotte femministe siano a beneficio di tutte le cittadine e i cittadini. Reclamiamo l’applicazione della laicità, vero vettore dell’emancipazione delle donne e della democrazia.

Bisogna che i legislatori correggano al più presto le lacune e i fallimenti della legge, perché stiamo marciando a grandi passi verso una sacralizzazione delle tradizioni comunitarie

Diffidiamo di tutto ciò che può farci scivolare verso una giustizia “fai da te” in cui ciascuno possa scegliere a piacimento secondo i suoi costumi, la sua religione, la sua filosofia. A detrimento dell’uguaglianza e dei diritti delle donne.

Mouvement Ni Putes Ni Soumises
Maison de la Mixité
70 rue des Rigoles 75020 Paris
01 53 46 63 00
web: www.niputesnisoumises.com
mail: infos@niputesnisoumises.com

spigolature 3

Da Alice Ceresa, Piccolo dizionario dell’inuguaglianza femminile, Roma, Nottetempo, 2007, p.61, ” Letterario (personaggio femminile, il): curiosamente le opere letterarie, benché da lontanissimi tempi preponderatamente stese da penne o macchine da scrivere maschili, abbondano di personaggi letterari femminili che parlano, pensano e agiscono pertanto per bocche e menti maschili.

Pertanto il personaggio letterario femminile, ivi comprese le sue ambasce e i suoi aneddoti, va considerato alla stregua di un travestito nei casi migliori e corrisponde a semplice farneticazione in quelli peggiori, quando esca, magari per giunta in prima persona, dalla penna o macchina da scrivere maschile. Come tale costituisce una importante chiave di lettura della considerazione maschile in fatto di donne, e ne raffigura fedelmente opinioni, desideri e incomprensioni”.

Qualcuno/a potrebbe osservare: E brava Alice, e come la mettiamo con i personaggi femminili di  Dostoevskij, Tolstoj, Baudelaire…….(in un’intervista Ceresa afferma che a lei non verrebbe mai in mente di scrivere di un certo M. Bovary),  e in generale con la necessità di un doppio sguardo interno ed esterno -dimensione dialogica- della conoscenza umana?

Dialogica appunto, non monologica.

spigolature 2

Un commento all’articolo, pubblicato sul sito “LAVOCE.INFO”, di Giampiero Della Zuanna, consulente del Ministro per le Politiche familiari (mi risulta che il ministro sia una ministra, ma si sa.., non è che il genere del titolo condiziona il contenuto?), articolo che annunciava le ulteriori misure, oltre a quelle strettamente finanziarie già prese, che l’attuale governo dovrebbe prendere per conciliare incremento demografico e occupazione femminile in Italia:

” Ben vengano le misure di conciliazione dei tempi di lavoro e dei tempi di vita prese dall’attuale governo, ma, secondo me, perché siano veramente incisive occorre siano accompagnate da modificazioni anche nella cultura di chi le propone. In questo senso parlare come fa De Zuanna di ” misure di cura alternative (come le sezioni primavera, i nidi integrati) e – le organizzazioni di mamme di giorno- significa riproporre il luogo comune del lavoro di cura come responsabilità prima delle donne e non di entrambi i genitori. Così si rincorrono i problemi, senza tentare di risolverli alla radice, e soprattutto non si cambiano le mentalità e il costume sociale.
Forse occorrerebbe tenere in maggior conto le analisi delle studiose dei temi sociali degli ultimi vent’anni, regolarmente pubblicate in monografie, disponibili in relazioni e interventi pubblici.

Cherchez la femme nel web

Riprendiamo l’articolo del Manifesto, su Cercatrice di rete, soprattutto per lo speciale interesse che ha per la Rete Lilith: infatti il Thesaurus Linguaggiodonna che ispira la “Cercatrice” è una creatura di Adriana Perrotta Rabissi e Beatrice Perucci, venuta alla luce nei primi anni Novanta e da allora usato e implementato nell’attività della Rete Lilith
da chips&salsa il manifesto del 18 Ottobre 2007

Cherchez la femme nel web
Francesca Martino

Un motore di ricerca italiano che pensa al femminile
La «Cercatrice di rete», pensata da donne per le donne, si immedesima nella sua utente. Nata a Bologna, filtra i risultati delle ricerche con un punto di vista diverso, consigliando su violenza, diversità, figli e molto altro

La Cercatrice di rete setaccia il web per conto tuo. Inserisci una parola chiave e lei va, trova e torna con un elenco di risultati. E’ un motore di ricerca come ce ne sono tanti, ma a differenza degli altri prova a immedesimarsi nel suo utente. Anzi nella sua utente, perché la cercatrice è pensata per le donne e da donne. E quindi le sue scelte non sono neutrali, ma selezionano le risposte in un’ottica di genere. Utile? Secondo l’Associazione Orlando di Bologna, che l’ha inventata, decisamente sì. «Si rivive in rete quello che noi chiamiamo il paradosso della democrazia», spiega Marzia Vaccari, responsabile del centro di calcolo della Facoltà di Economia di Bologna e informatica dell’associazione. «Tutti hanno uguali possibilità di partecipare e far sentire la propria voce. Però se le condizioni di partenza sono differenti la parità resta teoria». E così avviene in rete. Google rappresenta tutti, cerca di essere neutro, ma spesso questa visione globale rende difficile trovare quello che davvero ci serve. Nel web uomini e donne possono informarsi, inserire contenuti, discutere. Ma chi progetta le architetture e i software, la linfa vitale di internet sono per il 99% maschi.
«Da qui parte la nostra riflessione politica sulla rete», continua Vaccari. «Dove sta il potere? Dove si produce la tecnologia. Se le donne vogliono davvero far sentire la loro voce devono dunque «sporcarsi le mani»: programmare, montare e smontare computer, lavorare senza barriere sull’hardware e sul software». Questo non vuol dire solo aumentare il numero di donne informatiche, ma dar loro la possibilità di fare rete e mettere in luce il loro punto di vista sulla tecnologia.
Ecco allora la Cercatrice di rete (http://cercatrice.women.it): un motore di ricerca non neutro, ma esplicitamente femminile. Un esempio? Se cerco «violenza» su Google, trovo una serie di risultati in diversi ambiti: notizie di cronaca, la definizione su Wikipedia, un sito su Ghandi, siti sulla violenza contro le donne e sul bullismo a scuola. Se digito la stessa parola nella maschera della Cercatrice, compaiono suggerimenti quali: centri antiviolenza, sessismo, movimento delle donne. Se continuo la ricerca con la mia parola chiave i risultati sono comunque «sessuati», cioè esprimono una punto di vista femminile. Ovvero: siti di aiuto e informazione sulla violenza contro le donne e gli stupri. Ancora più evidenti diventano le differenze se si inseriscono parole attinenti al sesso, poiché la Cercatrice è in grado di trovare informazioni sul tema escludendo il «rumore» dell’enorme massa di pornografia che popola la rete. L’idea di un motore di ricerca al femminile risale alla fine degli anni ’90, ma è rimasta nel cassetto dell’Associazione Orlando finché tre anni fa non ha trovato – grazie al programma comunitario Equal sulle pari opportunità – i finanziamenti adeguati per decollare. Solo allora la Cercatrice ha avuto un server e cinque persone che hanno lavorato due anni per popolarla. Dal punto di vista tecnologico, il motore si basa su un software open source, Mnogo, che poi è stato personalizzato e istruito come si deve: Cercatrice interroga Google, ma frappone tra l’utente e i risultati un duplice filtro, quello della selezione a monte (a oggi si contano 2 milioni di pagine indicizzate) e quello dei suggerimenti. «I consigli che offre la Cercatrice sono tratti da LinguaggioDonna, un repertorio linguistico messo a punto nel 1991 dai centri di documentazione delle donne, quando il problema era diventare visibili nei cataloghi delle biblioteche e degli archivi, nei quali cercare tematiche femminili per soggetto è un’impresa impossibile», spiega ancora Marzia Vaccari. Un lavoro fatto in tempi completamente diversi, che torna attuale nel momento in cui il concetto di catalogo viene ulteriormente espanso e destrutturato dall’internet, la grande libreria in cui si esiste solo se si viene trovati.
«Non vogliamo certo sostituire la Cercatrice a Google – aggiunge Federica Fabbiani dell’Associazione Orlando – siamo convinte che ci sia bisogno di entrambi. Crediamo che la visione femminile e la multidisciplinarità siano fattori fondamentali per migliorare la qualità del software e dei siti web». Più donne nelle stanze dei bottoni vuol dire più diversità, più diversità – lo sanno anche le multinazionali ormai – vuol dire più qualità. Il problema è che non servono tanti informatici di sesso femminile, ma tante donne che fanno informatica. Come dice un sito olandese di programmatrici, Genderchanger.org (v. box), non serve essere libere, se si rimane sole in terra straniera.
fraffra@gmail.com