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Spigolature 5

Nell’ascoltare a Radio Popolare un’intervista a Cristina De Stefano sul suo nuovo libro, Americane avventurose, Adelphi, 2007, che sembra proprio interessante, perché ricostruisce le vite di alcune donne del Novecento americano, nei vari settori della scienza, della fotografia, della letteratura e dell’arte, donne che hanno vissuto vite difficili alla ricerca di autonomia e indipendenza, pagando anche costi molto alti, colgo, nel momento in cui  De Stefano esprime i criteri di scelta, la volontà di “sorprendere il lettore italiano”. Eppure è  esplicito il desiderio  di Cristina, già espresso nel suo precedente Belinda e il mostro,  di contribuire a dare visibilità a storie di donne,  ed è anche  evidente la sua sensibilità nei confronti delle donne, ma tutto questo è rivolto solo agli uomini? 

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spigolature 4

Ricevo il seguente invito, indirizzato a un indirizzo collettivo intitolato LE PAROLE DELLE DONNE:

“LA CORTE DEI PARI

organizza

al CRAL COMUNE DI MILANO via Bezzecca n.24

IL 18 NOVEMBRE ORE 21

NON TENGO DINERO         

Come va? Tutto bene con il lavoro, la casa? Se sì, sappiate di essere tra i pochi fortunati altrimenti fate parte anche voi del popolo dei NON TENGO DINERO.
Per cui ancor di più domenica 18/11 non dovete assolutamente mancare, anche perché ci piacerebbe sapere come ve la cavate con la casa e il lavoro, cioè vogliamo le vostre storie.

Traiamo spunto “non certo dalla realtà odierna(?)” da dalla famosa canzone degli anni ’80 per raccontare le tragicomiche vicende di ARMIDA, MARIELLA E LUISA”

E via con l’illustrazione delle vite e delle strategie di resistenza delle tre donne.

Rispondo alla mittente, che è anche autrice del testo che si rappresenterà:

Molto interessante, ma trovo anche che un testo indirizzato a un indirizzo collettivo intitolato le parole delle donne dovrebbe prevedere almeno i due soggetti grammaticali, maschile e femminile, e non il solito meccanismo di assorbimento del femminile da parte del maschile.

Cordiali saluti

spigolature 3

Da Alice Ceresa, Piccolo dizionario dell’inuguaglianza femminile, Roma, Nottetempo, 2007, p.61, ” Letterario (personaggio femminile, il): curiosamente le opere letterarie, benché da lontanissimi tempi preponderatamente stese da penne o macchine da scrivere maschili, abbondano di personaggi letterari femminili che parlano, pensano e agiscono pertanto per bocche e menti maschili.

Pertanto il personaggio letterario femminile, ivi comprese le sue ambasce e i suoi aneddoti, va considerato alla stregua di un travestito nei casi migliori e corrisponde a semplice farneticazione in quelli peggiori, quando esca, magari per giunta in prima persona, dalla penna o macchina da scrivere maschile. Come tale costituisce una importante chiave di lettura della considerazione maschile in fatto di donne, e ne raffigura fedelmente opinioni, desideri e incomprensioni”.

Qualcuno/a potrebbe osservare: E brava Alice, e come la mettiamo con i personaggi femminili di  Dostoevskij, Tolstoj, Baudelaire…….(in un’intervista Ceresa afferma che a lei non verrebbe mai in mente di scrivere di un certo M. Bovary),  e in generale con la necessità di un doppio sguardo interno ed esterno -dimensione dialogica- della conoscenza umana?

Dialogica appunto, non monologica.

spigolature 2

Un commento all’articolo, pubblicato sul sito “LAVOCE.INFO”, di Giampiero Della Zuanna, consulente del Ministro per le Politiche familiari (mi risulta che il ministro sia una ministra, ma si sa.., non è che il genere del titolo condiziona il contenuto?), articolo che annunciava le ulteriori misure, oltre a quelle strettamente finanziarie già prese, che l’attuale governo dovrebbe prendere per conciliare incremento demografico e occupazione femminile in Italia:

” Ben vengano le misure di conciliazione dei tempi di lavoro e dei tempi di vita prese dall’attuale governo, ma, secondo me, perché siano veramente incisive occorre siano accompagnate da modificazioni anche nella cultura di chi le propone. In questo senso parlare come fa De Zuanna di ” misure di cura alternative (come le sezioni primavera, i nidi integrati) e – le organizzazioni di mamme di giorno- significa riproporre il luogo comune del lavoro di cura come responsabilità prima delle donne e non di entrambi i genitori. Così si rincorrono i problemi, senza tentare di risolverli alla radice, e soprattutto non si cambiano le mentalità e il costume sociale.
Forse occorrerebbe tenere in maggior conto le analisi delle studiose dei temi sociali degli ultimi vent’anni, regolarmente pubblicate in monografie, disponibili in relazioni e interventi pubblici.

lingua e ordine simbolico

Secondo molte/i studiose/i e  l’ordine simbolico -specifico del circolo funzionale umano, il “terzo anello” come lo ha chiamato il filosofo Cassirer, quello della lingua, dell’arte, dei miti e delle religioni- ha il primato nella costituzione del soggetto;   è un ordine sopraindividuale, che precede il soggetto. Il nostro ordine simbolico è androcentrico, perché non assegna lo stesso valore al maschile e al femminile, pur tenendoli entrambi in considerazione, in questo modo il dato biologico del  dimorfismo sessuale viene interpretato secondo categorie non paritarie. Infatti la rappresentazione culturale delle caratteristiche sessuali maschili e femminili non è un dato di natura, bensì di cultura;  il dualismo è simbolizzato, ma  un diverso valore  è attribuito alle posizioni del maschile e del femminile: il maschile è la forma base dell’essere umano, il femminile è una variazione della forma base, è pertanto  considerato inferiore, perché derivato dal primo, a queste posizioni gerarchizzate sono assegnati gli uomini e le donne reali.

La discriminazione e la disuguaglianza patite dalle donne, in tutta la varietà  storica di modi, forme e gradi che conosciamo,  sono la conseguenza anche, oltre che di altri fattori, di questa asimmetria del maschile e del femminile nel simbolico. La stessa asimmetria è alla base di altre forme storiche di disuguaglianze e discriminazioni, nelle quali i soggetti sono collocati  nella posizione storicamente assegnata al femminile ( nuda vita, corpi da utilizzare a seconda dei bisogni: schiavi, bambini, prigionieri di guerra, immigrati,…) caratterizzati da svalorizzazione, fragilità, inermità, impotenza. Questo dato, lungi dal provocare conflitti nelle donne,  si accorda con l’onnipotenza immaginaria di molte donne, onnipotenza fantastica che compensa l’insignificanza storica, a patto che le donne  si riconoscano prioritariamente nello spazio assegnato al femminile, che è quello della cura, degli affetti, dei sentimenti, della seduzione.

La lingua essendo il filo primario dell’ordine simbolico, quello che tiene insieme le altre forme, rivela nella sua struttura e nel suo funzionamento aspetto e leggi dell’ordine simbolico, contribuendo a mantenere e trasmettere rappresentazioni culturali che diventano forme obiettive di conoscenza di sé e del mondo.